TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



sabato, 21 agosto 2004
 

Mi sono accorto che è passato ormai un anno da quando ho iniziato questo blog. Avrei dovuto festeggiare l’anniversario il 10 agosto, ma ero troppo preso ad osservare le stelle cadenti… Com’è lungo e insieme com’è breve un anno! Ho sofferto, ho provato piaceri fugaci ed intensi, ho viaggiato, ho conosciuto persone straordinarie – alcune mi hanno fatto del bene, altre mi hanno fatto del male – ho letto libri, mi sono interrogato su me stesso, ho ricordato e ho dimenticato, ho scritto… Proprio sullo scrivere verteva il primo post che avevo collocato, un anno fa, su questo blog. Diceva così:

“C'è come un vuoto dentro di noi, oscuro, vagamente magnetico. Ci fa paura: abbiamo bisogno di riempirlo. Forse è per questo e non per altro che si scrive. Le parole sanno riempire, sanno nascondere. L'alternativa sarebbe di guardare dentro di noi, dove si apre la voragine. Ma è difficile. Soffriamo di vertigine”.

Non è cambiato nulla da allora. Lo stesso senso di vertigine. Lo stesso vuoto. Lo stesso ingorgo di parole che vogliono forse colmarlo o forse nasconderlo. E la stessa paura di guardare nel fondo buio della voragine.

postato da Tristano | 16:26 | commenti (12)


giovedì, 12 agosto 2004
 

Affacciato alla finestra che dà sul mare verso levante, ho fermato con gli occhi, ieri notte, una stella cadente. Solo un attimo: il tempo appena di un battito di ciglia. E ho pronunciato in fretta una sillaba, l’inizio di una parola che avrebbe dovuto a sua volta cominciare una frase che… ma l’attimo è trascorso; e del desiderio che volevo esprimere non è uscita dalle mie labbra che quella sillaba. Così poca cosa a fronte di una nostalgia così struggente, di un bisogno così intenso. Quasi nulla.

postato da Tristano | 23:53 | commenti (5)


domenica, 08 agosto 2004
 

Questa notte ci sono stati tuoni e lampi. Ha smesso di piovere da poco. Qualche raggio di sole trapela fra le nuvole. Spalanco le finestre: l'aria sa di fresco, di pulito. Ed è tutta una danza di profumi.

postato da Tristano | 09:54 | commenti (9)


giovedì, 05 agosto 2004
 

E poi c'è il centro storico: i suoi vicoli strettissimi, le piazzette in ombra, gli antichi palazzi dai muri scrostati e dai grandi portoni. Un odore forte di pesce rancido e di salsedine. L'immondizia accatastata negli angoli. Un velo di luce spettrale, via via più sbiadito e più livido, prima che venga sera. E infine, di notte, soltanto qualche prostituta assonnata, qualche ubriaco seduto per terra: e il buio dovunque, se appena si esca dalle vie più battute.

Il centro storico è il ventre di Genova. E' il cupo intrico delle sue viscere: come una fossa oscura e misteriosa scavata dentro il corpo della città. Sembra quasi, addirittura, che sia collocato più in basso rispetto al resto delle case e delle strade. Ci si muove nell'aperta e luminosa piazza De Ferrari, ad esempio, come se ci si sollevasse nell'aria. Ma basta svoltare per uno dei vicoli che danno verso ponente e subito si cambia dimensione: dalla luce si passa di colpo nella penombra, dalla sicurezza nell'inquietudine. E si inizia a scendere, a scendere sempre più.

Là in fondo c'è il centro storico. E il mare. L'oscurità che dà incertezza e dà angoscia. E il suo rovescio: l'apertura verso l'ignoto, che dà la vertigine.

postato da Tristano | 00:44 | commenti (13)


sabato, 31 luglio 2004
 

Ci sono delle sere d'estate, a Genova, d'una lievità rasserenante. La luce non ha ancora ceduto all'oscurità. Sopra i tetti argentati del centro storico viene posandosi una foschia dal colore di perla, che avvolge anche il porto, più oltre, di un velo appena più smorto, con sfumature di viola e di grigio: le alte alberature delle navi vi disegnano un ricamo di linee diseguali e sottili. Sul mare, in distanza, appaiono ancora delle vele che sembrano immobili. Non c'è una nuvola, non c'è un soffio di vento. Come se la natura avesse interrotto il suo respiro e restasse in attesa della fine del giorno; e anche la città fosse sospesa in una sua stupefatta, segreta contemplazione.

postato da Tristano | 09:54 | commenti (14)


giovedì, 29 luglio 2004
 

Perché, se provo a definirmi con un attributo, subito questo si ribalta nel suo contrario? Mi riconosco in un'immagine e questa, solo a guardarla, si scioglie, si sfrangia, viene mutandosi in un'immagine diversa. Ecco: mi dico che sono razionale, e so di esserlo; ma dentro di me so anche di essere sentimentale come un adolescente e passionale come un poeta dell'Ottocento. Sono prudente, sono cauto? Sì, ma in certi momenti, senza alcun motivo, mi lascio andare a scelte rischiosissime e spericolate. Sono intelligente? Sono anche stupido. Maturo? ma anche infantile. Fedele? e infedele. Responsabile? e irresponsabile. Dio mio, ma sono qualcosa o sono tutto e il contrario di tutto?

postato da Tristano | 11:08 | commenti (13)


venerdì, 09 luglio 2004
 

Un verso di Mallarmé, che è tutto una luce, tutto un brivido vitale. "Le vierge, le vivace et le bel aujourd'hui". Questo vivace presente, questo splendido e vergine presente: il qui ed ora della nostra vita... Ma dov'è? – mi chiedo - Posso afferrarlo? se non adesso, almeno domani? o sono condannato a perderlo per sempre?

Dalla finestra vedo nuvole oscure passare veloci sopra i tetti. Riappare e scompare a tratti l’azzurro caldo del cielo. E’ una mattina afosa. Una luce dorata, altissima ed immobile, sembra in attesa dietro l’orizzonte, pronta ad avvolgere ogni cosa tra il mare invisibile e le colline lassù. Fra un istante, solo fra un istante. E già nuove nuvole si formano, già altre si sono disfatte e sono scomparse. Questo è il mio presente. Ah, se potessi carpirne il segreto… se in esso potessi perdermi… se la mia mente non fosse così irrimediabilmente confusa…

postato da Tristano | 12:38 | commenti (6)


martedì, 06 luglio 2004
 

Le mie innocue ribellioni. Quante volte testardamente mi sono ribellato a ciò che è ineluttabile... Alla fine di un amore, all'oblio che va coprendo di ombra il passato, allo spegnersi delle speranze, all'invecchiamento, alla morte. Quante volte ho stretto i pugni e ho detto "no"; e mi sono sentito ridicolo nel momento in cui lo dicevo, ma ho continuato a sillabarlo dentro di me: no, no e ancora no! Il ribelle-buffone, il ribelle-pagliaccio. Dio mio, quante volte...

postato da Tristano | 08:42 | commenti (6)


giovedì, 01 luglio 2004
 

Ancora sulla reciprocità. E’ davvero possibile una reale reciprocità in un rapporto d’amore? Lui ama lei e lei ama lui: simmetria perfetta? Qualche dubbio sembra lecito. Un cinico diceva che in amore non si è mai in due, ma si è sempre almeno in quattro: un lui reale e una lei reale – e siamo a due; la lei ideale che lui ama – e siamo a tre; e infine, se l’amore è corrisposto, il lui ideale che lei ama. – Nessun collegamento diretto fra questi quattro punti: le linee dello schema sono irrimediabilmente incrociate. Lei non guarda lui in faccia, ma di lato. Lui non vede lei per quella che è, ma per quella che vorrebbe che fosse. Lei non parla il linguaggio di lui, ma il proprio. Le regole del gioco che lui sta giocando non sono le stesse che sta seguendo lei, e viceversa... Ovvio che prima o poi nascano delle incomprensioni. “Ma io credevo che tu fossi…”, “E io credevo che tu avessi capito…”, "Ma io giocavo a Ramino!", "E io giocavo a Scala Quaranta...". I fraintendimenti e i malintesi – cerchiamo pure di essere ottimisti – sono il sale dell’amore.

Ma dove va a finire in tal caso la reciprocità?

postato da Tristano | 13:05 | commenti (14)


venerdì, 25 giugno 2004
 

In realtà è sempre una questione terminologica. Abbiamo troppo poche parole per esprimere quella che è una molteplicità infinitamente cangiante e variegata di emozioni e sentimenti. Dovremmo inventare ad ogni momento dei vocaboli e dei termini nuovi. Perché servirci, ad esempio, della stessa parola “amore” per indicare ciò che sente una madre per un figlio e ciò che prova un Romeo per la sua Giulietta? E anche se ci limitiamo all’ambito dell’amore fra un uomo e una donna (o fra un uomo e un uomo, ovviamente, o fra una donna e una donna), quante varietà si incontrano, quante parole nuove si potrebbero inventare! Ecco il grande amore, l’amore-passione: come potremmo chiamarlo? “Amorone”? Un bel parolone gonfio e pesante, come si conviene a tanta potenza di sentimento… Su un piano più basso, ecco l’amore-tenerezza. “Amorezza”? Peccato che faccia rima con “tristezza”… L’amore invece che sfuma nell’amicizia? “Amorizia” certamente: mi piace, e poi, mmm, fa venire in mente la liquerizia… Quanto all’amore platonico e ideale non c’è dubbio: “amorale”, così bandiamo dalla società ogni amore che non sia legato al sesso (“amoresso”, ovviamente). E nessuna incertezza, infine, su come chiamare un amore concluso, un amore impossibile, un amore morto. “Amorto”. Una parola-tomba, ahimé, che allude a qualcosa di squallido e di sordido. Come la parola “aborto”.

postato da Tristano | 11:47 | commenti (5)


venerdì, 18 giugno 2004
 

A chi ci ama chiediamo di non negarci, almeno lui, o lei, un po' di indulgenza. Ma è proprio colui, o colei, che ci ama a doverci negare, se davvero ci ama, qualunque indulgenza.

postato da Tristano | 15:02 | commenti (6)
 

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Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
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