TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



lunedì, 24 gennaio 2005
 

“Ma io, le rispondo, non desidero essere consolata. La mia disperazione non è Collin morto, quello che non tornerà più. La mia disperazione è l’amore, questo ineffabile desiderio, il dolore tormentoso, la tremenda impotenza. Voglio sapere da dove proviene questo dolore, perché esiste e non va più via, dal giorno in cui per la prima volta ho incontrato quell’uomo. Kasha, voglio sapere perché l’amore deve essere sempre accompagnato dalla sofferenza. (…) Voglio saperlo. Devo saperlo!

– Certo che esiste un amore senza sofferenza. E’ questo il punto – rispose Kasha con aria pensosa.

– Non l’amore che ho incontrato io! – ribatté Florence bruscamente. – Non l’amore di cui parlo io. Quello di cui parli tu è assenza di passione, mancanza di coraggio, è vigliaccheria, adattamento, e infine rassegnazione”.

Da queste prime battute inizia il lungo, ininterrotto dialogo fra Florence e Kasha, le due protagoniste di Ombre, un romanzo dell’austriaco Robert Schneider: Florence amava Collin, il marito di Kasha, fin da prima che i due si sposassero; e anche adesso, quindici anni dopo la morte dell’uomo, continua disperatamente ad amarlo. Ma Collin amava Kasha, la quale a sua volta adorava, fin da quando era ragazza, la propria amica Florence… e il circolo si chiude: A ama B, B ama C, C ama A… La ben nota geometria dell’amore impossibile.

Un romanzo appunto sull’impossibilità dell’amore. Ma anche sulla sua tenace resistenza al tempo e alla morte. Senza alcun accenno di sentimentalismo. Un romanzo freddo e lucidissimo. Da leggere, per capire.

postato da Tristano | 10:00 | commenti (7)


venerdì, 06 agosto 2004
 

"Non graffia più la mia porta. A volte sogno che è morto e nessuno mi avvisa. Mi sveglio di soprassalto, con l'angoscia di non avergli detto quanto lo amo, che l'ho sempre amato. Mi guardo le mani e vi vedo l'impronta del nostro destino. Quello che abbiamo forgiato per entrambi.

La bella ferita dell'impossibile.

Sanguina".

E' la conclusione di un racconto di Nuria Barrios, una giovane scrittrice madrilena. L'ho trovato in un libro a molte voci, Gli amori che abbiamo vissuto, pubblicato da Guanda. Un libro bello, intenso, con quel di più di passione e di sentimentalismo che è proprio degli scrittori spagnoli e sudamericani. In questo brano mi ha colpito l'immagine della "bella ferita dell'impossibile". Chissà perché... Oltre tutto è un'immagine molto vaga. Ma in qualche modo, confusamente, la sento mia. Questa ferita che è sempre bella. Questa ferita che sanguina.



postato da Tristano | 16:21 | commenti (7)


mercoledì, 14 luglio 2004
 

"Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla" (Cesare Pavese).

postato da Tristano | 15:55 | commenti (5)


mercoledì, 07 luglio 2004
 

In questi ultimi mesi mi sono innamorato di tre donne diverse. Tre donne ovviamente non reali, tre donne di fantasia (del resto ci si innamora sempre di donne non reali: l'amore, si sa, non è altro che una bella illusione): tre donne per le quali, se le avessi conosciute in carne ed ossa, temo proprio che avrei perso la testa alla grande. La prima si chiama Ruth, una formosa trentenne madrilena, artista geniale, donna coraggiosa e appassionata e nello stesso tempo infantile e fragilissima, che è l'eroina di Tutte le cose visibili e invisibili di Lucìa Etxebarrìa. La seconda è Ilana, una stupenda donna israeliana che dopo sette anni di silenzio è ancora capace di amare l'ex marito Alec, come se fra loro non ci fosse stata alcuna separazione, senza per questo cessare di amare anche il nuovo marito (La scatola nera, di Amos Oz).

La terza, infine, è la protagonista diciannovenne di Il petalo cremisi e il bianco di Michel Faber, una prostituta londinese che si offre, corpo e anima, ad un uomo tanto insensibile quanto crudele, e alla fine fugge via, sola e libera e disperata. Sono ovviamente tre romanzi bellissimi, che hanno il pregio di far apparire personaggi che non hanno nulla di letterario ma che sembrano vivi e reali, più vivi della vita che viviamo e più reali della realtà che conosciamo. Però ammettiamolo: è triste che se si vuole incontrare una donna che davvero ci corrisponda si debba entrare nello spazio dell'immaginario e volgere, ahimé, le spalle al mondo reale.

postato da Tristano | 16:58 | commenti (1)
 

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Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
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