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domenica, 20 settembre 2009
“Il presidente ha una caratteristica che balza agli occhi di chiunque lo avvicini: mentre gioca a bocce o beve birra, durante la notte o quando copula; persino nelle sedute parlamentari che presiede da quando si è verificato il gran cambiamento. Più di un movimento delle sue mani lascia trasparire questa caratteristica, inspiegabile a tutti, e che tuttavia appare così evidente da non sfuggire nemmeno ai profani. Si sostiene che la sua origine vada ricercata in un processo che non si può, né si vuole, più arrestare. Si richiamano alla memoria momenti in cui si sono percepiti fenomeni che potrebbero averla determinata. In realtà tutti sanno di cosa si tratti. Nel timore di poter essere chiamati a risponderne, evitano di parlarne o discuterne in pubblico. Anzi, confondono accuratamente le tracce. Ma non la si trova solamente nella coda dell’occhio del presidente. C’è anche in altri punti del suo corpo, opulento e inquieto. Nei suoi stessi sogni. In chiunque la riconosca produce una tensione che col tempo si tramuta in contagio. Sino ad esserne invasi. Non è nient’altro che la brutalità” (Thomas Bernhard).

Bernhard coglie con straordinaria precisione quel momento in cui si fa manifesto, nell’uomo che detiene il potere, il segreto profondo della politica, tenuto di solito accuratamente nascosto: il segreto della violenza, della violenza brutale. A volte questa verità sempre celata si manifesta in segni minimi, più sottili ancora di quelli descritti dallo scrittore austriaco: un sorriso che sembra mutarsi in una smorfia, un gesto troppo brusco, un momentaneo offuscarsi dello sguardo. Ma sono segni rivelatori, che bastano a far correre un brivido di paura nella schiena di chi si trovi ad osservarli.
venerdì, 18 settembre 2009
La felicità non si presenta mai come tale, ma sempre sotto la forma di quella quasi-felicità – pienezza di vita, soddisfazione erotica, armonia con il mondo – di cui non ci rendiamo pienamente conto se non dopo che si è dileguata, lasciando il campo alla delusione e allo sconforto di sempre: quella quasi-felicità che di fatto è per noi – ma lo riconosciamo sempre tardi, troppo tardi – la sola, fuggevole possibilità che ci sia data in questa vita di essere, almeno in parte, felici.
lunedì, 14 settembre 2009
So per certo che ogni minima fiammata di felicità che io possa vivere oggi mi brucerà la carne ed il cuore domani, e dovrò scontarla con inevitabili, con lunghissime sofferenze. Ciò nonostante non voglio – né posso – dire di no anche soltanto all’eventualità che questa fiammata si accenda, qui e adesso, per me.
domenica, 06 settembre 2009
Al ritorno dale vacanze, riprendendo le attività consuete, si prova come un senso di spaesamento, quasi di vertigine. Si deve rientrare nel proprio ruolo sociale, adeguarsi alle antiche abitudini, indossare la maschera che per mesi o per anni si era indossata: c’è che si chiude di nuovo nell’ufficio di sempre, chi si ritrova davanti i medesimi colleghi, chi torna a sfogliare le stesse carte, a confrontarsi con gli stessi problemi. E non si riesce, almeno all’inizio, a evitare il sospetto che i calcoli non tornino: che si stiano volgendo le spalle a ciò che è essenziale, a ciò che veramente si è o si vorrebbe essere – qualcosa che forse, durante l’estate, abbiamo intuito vagamente, ma che adesso purtroppo abbiamo dimenticato e balùgina appena, per noi, come un’immagine onirica indefinita e ormai irraggiungibile.
mercoledì, 02 settembre 2009
L’insonne è come un angelo dalle ali tarpate: non più in grado di sorvolare dall’alto, come durante il giorno, i minuti e i secondi, con l’inconsapevole scioltezza di chi guarda lontano e non vede nulla sotto di sé, si ritrova adesso impigliato in ogni frammento di tempo, in ogni attimo, in ogni singolo tic-tac di orologio, come preso in una pània da cui non riesce più, per quanti sforzi possa fare, a tirarsi fuori.
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Qualche citazione
"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).
"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).
"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).
"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).
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Qualche libro che ho appena letto
Antonio Tabucchi, Tristano muore (beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)
Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Iosif Brodskij, Dall'esilio
Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa
Cees Nooteboom, Il giorno dei morti
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