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I credenti non sono spesso che atei in malafede – e viceversa.
mercoledì, 24 giugno 2009
La sistematica distorsione della verità, che è ormai diventata una delle caratteristiche più inquietanti del potere politico in Italia, si manifesta sul piano linguistico nella deformazione metodica dei termini più corretti ed appropriati. Che cosa c’è di meglio ad esempio, se si agisce al di fuori della morale (basta pensare a certi comportamenti non precisamente raccomandabili del nostro premier), che accusare gli avversari di ‘moralismo’? E se non si rispetta proprio scrupolosamente la giustizia (come sopra), è certo che coloro che avranno qualcosa da eccepire verranno bollati come dei ‘giustizialisti’. Inutile dire, poi, che chiunque oserà lamentarsi dell’eccessivo intervento delle gerarchie ecclesiastiche nella vita pubblica italiana verrà subito tacitato con l’infamante accusa di essere, invece che un laico, un ‘laicista’.
All’eclisse dei termini corretti – moralità, giustizia, laicità – corrisponde il trionfo di comportamenti che non solo tradiscono i valori significati da quei termini, ma che si autogiustificano deturpandoli e violentandoli: la moralità diventa così ‘moralismo’, la giustizia ‘giustizialismo’, la laicità ‘laicismo’.
Il desiderio sessuale: questo richiamo che proviene da una regione profondissima dell’anima, come lo spasimo di una ferita invisibile.
La poesia sta alla storia come una bottiglia che galleggi sull'acqua sta al mare. Ma non v'è alcun messaggio nella bottiglia della poesia. Il naufrago che l'ha affidata all'oceano è già affogato – perduto per sempre. La sua bottiglia è vuota.
Ed ancora Ungaretti, questo grande, grandissimo poeta oggi forse un po’ troppo dimenticato. Sono i versi conclusivi di Canto:
...
E la crudele solitudine
che in sé ciascuno scopre, se ama,
ora tomba infinita,
da te mi divide per sempre.
Cara, lontana come in uno specchio…
...
Nell’ultimo, straziato endecasillabo è espressa tutta la dolorosa ambiguità dell’amore: che è come uno specchio in cui ci riflettiamo e ritroviamo noi stessi, e insieme una linea divisoria che ci separa irrimediabilmente dall’oggetto del nostro desiderio. La stessa distanza infinita di un’immagine speculare: talmente vicina che sembra quasi di poterla toccare con le dita, e tuttavia inafferrabile.
Sorpresa
dopo tanto
di un amore
Sembra un haiku giapponese. Sono invece tre versi di Ungaretti, che uniti insieme – come accade spesso con i suoi frammenti a volte brevissimi – formano un classico endecasillabo. Ma un endecasillabo tutto pause, tutto silenzi interni, come penetrato di aria e di luce; tanto delicato e leggero quanto musicalmente perfetto – e misterioso, intraducibile, come la stessa esperienza d’amore a cui dà voce.
Ormai lo stesso incubo, ad ogni scadenza elettorale. La stessa angoscia. Ma com'è possibile? E vincerà di nuovo lui?

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Qualche citazione
"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).
"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).
"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).
"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).
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Qualche libro che ho appena letto
Antonio Tabucchi, Tristano muore (beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)
Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Iosif Brodskij, Dall'esilio
Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa
Cees Nooteboom, Il giorno dei morti
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