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Così scrisse Marco Polo a Kublai Khan.
"Sono giunto in una grande città che gli abitanti chiamano, nella loro lingua, "Città della poesia". Sui muri di tutti i palazzi sono affisse preziose pergamene: e ognuna riporta un testo poetico vergato in caratteri d'oro. I monumenti al centro delle piazze sono cubi di marmo, a volte piccoli, a volte molto grossi, su ogni faccia dei quali appaiono incise, ben visibili, le parole delle poesie più belle e più famose. Gli abitanti si fermano spesso a leggerle e poi, camminando, le ripetono fra sé e sé a voce alta, oppure le vanno recitando ad altre persone. Capita a volte di vedere dei capannelli di donne e uomini intenti a leggere sui muri una poesia appena affissa; e qua e là è facile imbattersi in piccoli palchi, da dove un attore propone dei versi alla gente.
«Chissà come saranno onorati i poeti in questa città» ho detto all'uomo che mi conduceva lungo le strade e mi mostrava orgoglioso i monumenti e i palazzi che riportavano le poesie più belle. Lui mi ha guardato con meraviglia, come se volessi prenderlo in giro, e ha scosso energicamente la testa. «Ma niente affatto, - mi ha detto - qui sarebbe vergognoso affermare di aver scritto anche soltanto un verso».
Con la pazienza di chi parli ad un bambino, mi ha spiegato: «Le poesie vengono dagli dei. Gli uomini sono solo un tramite. Non lo sapete anche voi? Le poesie vengono scritte di nascosto e gli autori le attaccano furtivamente ai muri delle vie, badando bene a non farsi riconoscere. Se un pazzo sostenesse di essere l'autore di una poesia, dapprima verrebbe redarguito; poi, se insistesse, verrebbe multato e alla fine, se non si pentisse della sua follia, verrebbe esiliato».
Ha aperto le braccia per indicare tutte le case e le vie intorno e mi ha detto con fierezza: «Tutte queste poesie che noi leggiamo e impariamo a memoria e veneriamo come parole divine, tutte queste poesie - mi creda - sono anonime»".
Non ha bisogno di una donna. Ha bisogno di un corpo. Di una donna che glielo offra.
Qualche volta la notte si chiude su di me come un guanto. Qualche volta come una morsa.
mercoledì, 01 ottobre 2008
Mercoledì primo ottobre. Il mio mese inizia sotto una pioggerella quasi inavvertibile. L’asfalto appare lucido e brillante. Si apre qualche ombrello. La gente si affretta per i vicoli come se avesse paura. Fa freddo, tutto è grigio. Ma a mezzogiorno, nelle piazzette semisvuotate del centro storico, è già ritornato il sole: lunghe fasce di luce tagliano le facciate dei palazzi che danno a sud, verso il mare.
Contraddittorio come sempre, ed ambiguo, ottobre, il mio mese.
L’innamorato accarezza a lungo il corpo della donna che ama come un esiliato potrebbe sfiorare il filo spinato lungo il confine della patria perduta.
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Qualche citazione
"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).
"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).
"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).
"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).
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Qualche libro che ho appena letto
Antonio Tabucchi, Tristano muore (beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)
Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Iosif Brodskij, Dall'esilio
Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa
Cees Nooteboom, Il giorno dei morti
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