TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



lunedì, 28 aprile 2008
 

La serenità in me va declinando a poco a poco, come questa luce nel cielo pomeridiano che sembra ancora la stessa e invece impercettibilmente sta già sbiadendo, segnata appena, verso occidente, da fioche sfumature color di rosa. Eppure non c’è nessun motivo perché io debba sentirmi malinconico o anche soltanto inquieto; sono lo stesso di ieri e di ieri l’altro. Nessuna minaccia – io credo – si sta profilando all’orizzonte. E ciò nonostante, da qualche ora, tutto procede come se stessi scivolando verso un malessere che mi fa paura. È come se anche i miei umori e i miei stati d’animo fossero regolati da un loro ritmo naturale, analogo a quello delle ore del giorno o a quello delle stagioni: a un periodo di benessere ne segue un altro meno felice; poi – ne sono più che certo – di nuovo tutto si schiarirà e poi ancora si oscurerà; e così via, secondo una prevedibile cadenza, indipendentemente dalla mia volontà. Forse dovrei cercare di resistere: oppormi con tutte le mie forze a questa deriva in apparenza ineluttabile – e se adesso, intorno a me, sta calando un crepuscolo via via più cupo e opprimente, dovrei decidermi di essere vitale ed aperto, come pure riuscivo ad essere ancora questa mattina; e se sono tentato di chiudermi nel silenzio di me stesso, dovrei invece cercare la gente e il rumore e la confusione. Ma da sempre ho scelto di essere docile ai mutamenti che la natura viene operando in me: e cerco di non reprimere nulla, di lasciare che tutto si muova nella mia anima con la leggerezza di un soffio di vento nell’aria. Una mia amica diceva che in me c’è come un singolare ottimismo: l’ottimismo della disperazione. Può darsi. La verità è che, nel profondo di me stesso, semplicemente non so che cosa fare o – che è lo stesso – non mi pare di avere alcuna forza per decidere di fare qualcosa. Mi sento fragile e senza peso come una foglia. E lascio che un minimo soffio di vento mi faccia rabbrividire senza un motivo, mi sollevi a un tratto nel cielo oppure, come adesso, mi faccia discendere verso terra. La mia forza – se ce n’è una – è tutta in questa mia rinuncia a resistere alla vita.

postato da Tristano | 17:37 | commenti (11)
 

Per chi mi vuol scrivere

tristano_ge @ yahoo.it

 

Categorie

attualit
letture
poesie
storie
testi

Archivio

oggi
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003

*loading* visite

Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
Designed by WHITELAB.IT

 

 

 

Berluscounter!