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Leggo le parole pronunciate ieri dal Papa durante una messa nella Cappella Sistina. Soltanto l’uomo – secondo lui – sarebbe destinato a salvarsi: “nelle altre creature, che non sono chiamate all'eternità, la morte significa soltanto la fine dell'esistenza sulla terra”.
Temo che anche per ognuno di noi, come per gli animali, la morte significhi questo e soltanto questo. E tuttavia la speranza è inestirpabile, è legata alle radici più profonde della nostra stessa esistenza. E l’idea del paradiso ne è l’espressione più vivida e luminosa. Ma come pensare ad un paradiso senza animali? Che senso avrebbe, che gioia potrebbe dare? Che cosa me ne farò – mi chiedo – di un paradiso in cui non potrò ritrovare la mia cagnetta morta sei anni fa né questo gattino nero che adesso sta facendo le fusa sopra le mie ginocchia? No, non sarebbe un paradiso, ma qualcosa di simile all’oltretomba pagano: un luogo di oscura tristezza e di inconsolabile nostalgia.
Non abituati alla neve, come siamo noi liguri, ci affascina questa coltre bianca, simile ad un delicato lenzuolo, che si adagia uniforme da mattina a sera, in un chiarore insieme nitido e vagamente sfumato, sui tetti delle case, sulle strade, sulle macchine; e non ci stanchiamo mai di guardare e riguardare dalla finestra questo paesaggio per noi così strano e inatteso. Quando poi, come adesso, la neve si scioglie e viene tramutandosi in una livida fanghiglia – è bastata soltanto un po’ di pioggerella notturna – restiamo delusi come dei bambini cui sia stato portato via un giocattolo; e ci sembra che un sogno si sia eclissato, e la realtà squallida di tutti i giorni si sia riaffacciata senza indulgenza davanti ai nostri sguardi, con un di più di asprezza e, quasi, di prepotenza.

A volte gli incubi si materializzano. Aiuto!
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Qualche citazione
"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).
"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).
"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).
"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).
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Qualche libro che ho appena letto
Antonio Tabucchi, Tristano muore (beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)
Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Iosif Brodskij, Dall'esilio
Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa
Cees Nooteboom, Il giorno dei morti
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