TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



martedì, 30 ottobre 2007
 

Compio gli anni, oggi, per l’ennesima volta. Meglio non ricordare quanti. Il trenta di ottobre, ancora. E per l’ennesima volta, questo senso confuso di paura. Di attesa e di malinconia. Di disperazione e di speranza. E la certezza, atroce, dell’ineluttabile trascorrere del tempo.

postato da Tristano | 12:12 | commenti (20)


sabato, 27 ottobre 2007
 

Una minima crepa sul muro. La sfioro con un dito, lentamente. Un brivido – come se avessi toccato il cuore corrotto e imputridito di questo mondo.

postato da Tristano | 18:25 | commenti (9)


venerdì, 26 ottobre 2007
 

Questa angoscia soffocata e quasi impercettibile, questo senso vago di malinconia, di inquietudine, di spossatezza. Fuori la città è avvolta dalla nebbia; i tetti delle case si disfano in un biancore grigiastro. Piove da ore, lentamente. Vorrei soltanto chiudere gli occhi, raccogliermi in posizione fetale, sprofondare in me stesso e nel buio. Sognando di avere accanto una donna, che sfiorerei con la punta delle dita, senza neppure vederla, ora dimenticandola ed ora ritrovandola con infinita gratitudine: il tepore del suo corpo come unica certezza in questo mio scivolare in un mondo senza contorni e senza essere.

postato da Tristano | 09:56 | commenti (9)


venerdì, 19 ottobre 2007
 

Per capire noi stessi abbiamo bisogno dello sguardo dell'altro, dello sguardo di chi ci ama. Come un bisturi sottilissimo e delicatissimo, quello sguardo passa attraverso le nostre difese, si apre una via segreta nel nostro cuore, giunge fino al centro di noi stessi. Ma è soltanto il primo passo. Poi, quando siamo di nuovo soli, dobbiamo ripercorrere quella via con le nostre forze: aprire bene gli occhi, guardarci dentro con lucidità, senza indulgenza – come se ci guardassimo con lo sguardo dell'altro. Grati a colui o a colei che ci ha aperto la strada – anche se ormai ci abbia voltato le spalle, anche se ormai ci abbia lasciato.

postato da Tristano | 23:53 | commenti (15)


giovedì, 18 ottobre 2007
 

“A volte, e ogni volta è quasi all’improvviso, mi si manifesta in mezzo alle sensazioni una così terribile stanchezza della vita che non esiste la più piccola ipotesi per vincerla con l’attività. Per sventarla, il suicidio sembra incerto; la morte, pur se presuppone l’incoscienza, sembra perfino insufficiente. È una stanchezza che tende non al cessare di esistere (ammesso che possa essere possibile), ma a qualcosa di molto più orribile e profondo: perfino il cessare di essere stato, ciò che non è possibile” (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

postato da Tristano | 10:22 | commenti (10)


martedì, 16 ottobre 2007
 

Cerco di capire che cosa significhi davvero questa espressione: mai più. Ma qualcosa mi oscura la mente, mi tira indietro – mi impedisce anche soltanto di avvicinàrmici.

postato da Tristano | 10:16 | commenti (9)


mercoledì, 10 ottobre 2007
 

L'amore è cosa lieve, tu lo sai.

Basta un nulla, e si alza, si solleva:

sembra farsi più grande, e invece sta

soltanto per lasciarti, dileguandosi.

postato da Tristano | 09:59 | commenti (7)


lunedì, 08 ottobre 2007
 

Anche se siamo soli, non siamo mai soli. Siamo attorniati dalle parole, che ci interpellano, ci premono, ci obbligano a capirle e a interpretarle; e richiedono parole di risposta, ossessivamente. Anche se ci tappiamo le orecchie e le labbra, anche così noi parliamo – il nostro silenzio parla per noi – e ci verrà data risposta e di nuovo dovremo replicare: e così via, e così via, all’infinito.

postato da Tristano | 10:57 | commenti (9)


martedì, 02 ottobre 2007
 

Da un campanile lontano si fanno sentire, cadenzati, i rintocchi della mezzanotte. Lui è solo, nella penombra della stanza, seduto alla scrivania davanti al computer. Un improvviso soffio di vento fa vibrare i vetri della finestra. Da chissà dove giunge il suono smorzato, lugubre, sempre più fioco, di un'ambulanza. Lui alza la testa, come sorpreso. Salva in fretta quello che ha scritto; poi raddrizza la schiena e si toglie gli occhiali; si passa due dita sulle palpebre, si stringe la testa fra le mani. E di nuovo, quasi senza che se ne renda conto, viene ripreso dall'angoscia. Pensieri confusi, come velati dalla nebbia. Una paura incontrollabile, una paura inconsolabile. Paura di una minaccia concreta? paura della morte? O forse paura di questa stessa paura. Paura della paura di avere paura. Un brivido di freddo gli attraversa tutto il corpo. Fuori, il vento si fa più forte. Ancora un tremito. Poi il suo volto, pallidissimo adesso, quasi cereo, si avvicina di nuovo allo schermo, come fosse uno specchio che potesse rifletterlo e insieme accoglierlo e cancellarlo nelle sue profondità. Sorride, forse, piegando appena le labbra. Si rimette gli occhiali, si passa una mano in fretta sui capelli. Le sue dita tornano a posarsi, nervose, febbrili, sulla tastiera del computer.

 

postato da Tristano | 09:35 | commenti (7)
 

Per chi mi vuol scrivere

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Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
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