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venerdì, 28 settembre 2007

Una donna straordinaria: Aung San Suun Kyi.
giovedì, 27 settembre 2007
La sua memoria è selettiva e stranamente parziale. Ha negli occhi, come se fossero presenti, particolari minimi e del tutto trascurabili del passato anche lontano – paesaggi, strade, volti, sorrisi – ma senza che ad essi si associ adesso una sola emozione, quasi lui fosse stato protetto, allora, da uno schermo di vetro e fosse stato impermeabile alle sensazioni. È dunque passato attraverso gli anni senza provare alcuna gioia e alcun dolore, come anestetizzato, ridotto ad un puro sguardo? La sua vita, a riconsiderarla adesso, gli sembra un film senza sonoro: vede ogni immagine, ogni scena, ogni personaggio; ma tutto scorre senza un senso, perché ciò che si muove fuori di lui non ha più alcuna ripercussione nel suo cuore e nella sua mente.
Si stupisce in particolare che non resti nulla, adesso, dei piaceri sessuali del passato. Rivede in ogni particolare gli incontri erotici che ha vissuto; potrebbe descriverne ad uno ad uno i gesti ed i rituali; definire con precisione le sinuosità di un corpo femminile, le luci e le ombre di una schiena, il movimento rallentato di una coscia nuda – di una donna conosciuta anche cinque, anche dieci anni fa – ma non saprebbe neppure avvicinarsi alla sostanza intima, alla qualità reale del godimento di allora. Sa che aveva provato piacere, questo è certo; ma lo sa, per così dire, astrattamente, tanto che, se prova a ricordare quel piacere, a renderlo attuale, a ridargli vita, non ne è capace; e ad altro non riesce a giungere che ad immaginare quello che proverebbe adesso se potesse ricreare le condizioni del passato: non un ricordo, quindi, ma una fantasia erotica, non una traccia di ieri, ma un’ipotesi malcerta sull’oggi o sul domani.
mercoledì, 26 settembre 2007
Il buio come una carezza alle cose, come un abbandonarsi alle cose mentre le cose si abbandonano a te.
venerdì, 14 settembre 2007
Un corpo è un passaggio fluido e quasi inavvertito, una transizione, per noi che guardiamo, da uno stato visivo ad un altro, da un’ombra più chiara ad un’ombra più oscura e viceversa; la traccia di un movimento, ma insieme l'ostacolo solido che ne arresta la dinamica e lo rende per sempre impossibile. Non è altro, il desiderio, che questo scivolamento dello sguardo, trattenuto e sospinto dalla coscienza della prossimità di qualcosa di inoltrepassabile. Se passiamo le dita sul corpo femminile che in questo momento ci affascina, sulla sua superficie liscia, appena lievemente granulosa, o coperta, forse, da una minima peluria, sentiamo dal vivo la delicatezza infinita di questa resistenza, ma anche la sua durezza implacabile e tenacissima. Qualcosa di silenzioso, eppure di reale, come l’aria, come le nuvole: qualcosa di più lontano, per noi, delle più remote lontananze.
«La tua pelle è come una nuvola bianca. – Lui parla a voce bassissima, muovendo le labbra sul collo e sulle spalle di lei, e poi appena un poco più giù, sopra i seni – È bello guardarla… è bello passarci la mano sopra. Si vorrebbe… si vorrebbe quasi… – un sussurro adesso, il suo, che è come un lamento – attraversarla».
giovedì, 06 settembre 2007
Quando, con la Fortuna in disgrazia e con gli uomini,
il mio stato di pària lamento in solitudine
e ad un cielo che è sordo rivolgendomi invano
guardo a fondo me stesso e maledico il fato,
bramoso di esser simile a chi ha tanta speranza,
a questo per l’aspetto, a un altro per gli amici,
di uno invidiando l’arte, di uno le influenze,
insoddisfatto proprio di ciò che mi appagava,
e in tali sogni quasi disprezzando me stesso,
di colpo penso a te, e allora la mia anima,
simile ad un’allodola che voli nel mattino,
innalza dalla terra canti di paradiso;
poiché tanto il ricordo del tuo amore mi colma
che con quello di un re non cambierei il mio stato.

When, in disgrace with Fortune and men's eyes,
I all alone beweep my outcast state,
And trouble deaf heaven with my bootless cries,
And look upon myself and curse my fate,
Wishing me like to one more rich in hope,
Featured like him, like him with friends possessed,
Desiring this man's art, and that man's scope,
With what I most enjoy contented least,
Yet in these thoughts myself almost despising,
Haply I think on thee, and then my state,
Like to the lark at break of day arising,
From sullen earth sings hymns at heaven's gate
For thy sweet love remembered such wealth brings,
That then I scorn to change my state with kings.
lunedì, 03 settembre 2007
Perché l’amore è impossibile? Perché noi non ci innamoriamo mai di una donna, ma dell’idea di una donna. Leopardi lo aveva compreso – come sempre – con nitida chiarezza:
Vagheggia
Il piagato mortal quindi la figlia
Della sua mente, l’amorosa idea,
che gran parte d’Olimpo in sé racchiude,
tutta al volto ai costumi alla favella
pari alla donna che il rapito amante
vagheggiare ed amar confuso estima.
Or questa egli non già, ma quella, ancora
Nei corporali amplessi, inchina ed ama.
L’uomo “piagato”, ferito da amore, “vagheggia” (un verbo assolutamente intraducibile: diciamo “desidera”) l’idea della donna, una sorta di fantasma mentale del tutto “pari” alla donna, quasi identico a lei; e anche nei “corporali amplessi”, nei rapporti sessuali, si volge a “quella”, cioè all’idea, e non a “questa”, cioè alla donna in carne ed ossa.
Da ciò derivano, ahimé, le sofferenze inevitabili dell’amore, dall’inquietudine all’incomprensione, dalla gelosia alla delusione e infine al rancore, in quanto sembra davvero impossibile che alla lunga l’oggetto del desiderio riesca a conformarsi in modo perfetto all’idea che su di esso abbiamo proiettato.
Oltre tutto, ciò che amiamo nella donna - cioè l'idea - può assumere in certi casi delle dimensioni francamente eccessive e alquanto imbarazzanti. Sentiamo che cosa dice in proposito Proust: “E comprendevo l’impossibilità contro la quale urta l’amore. Noi ci figuriamo che esso abbia come oggetto un essere che può star coricato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahimè! L’amore è l’estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che ha occupato e occuperà. Se non possediamo il suo contatto con il tal luogo, con la tale ora, noi non lo possediamo. Ma tutti quei punti non possiamo toccarli”.
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Qualche citazione
"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).
"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).
"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).
"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).
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Qualche libro che ho appena letto
Antonio Tabucchi, Tristano muore (beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)
Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Iosif Brodskij, Dall'esilio
Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa
Cees Nooteboom, Il giorno dei morti
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