TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



venerdì, 31 agosto 2007
 

Amore impossibile? Ma ogni amore è, a rigore, impossibile.

postato da Tristano | 12:26 | commenti (7)


mercoledì, 29 agosto 2007
 

Dopo la morte (forse nel purgatorio, o in qualche Ade o limbo altrove, chissà) ci troveremo di fronte coloro che abbiamo amato e coloro che abbiamo tradito, coloro che abbiamo cercato ansiosamente di legare a noi e coloro da cui ci siamo allontanati; e di nuovo dovremo dialogare con ognuno di questi fantasmi, come davanti a un tribunale, per spiegarci e lamentarci, per accusare e giustificare. Appariranno volti dimenticati e ormai quasi ignoti: si scioglierà un sorriso che non avremmo più pensato di rivedere; occhi remoti, fissi su di noi, saranno percorsi da un’ombra di angoscia; su uno sguardo oscuro, che un giorno avevamo amato più di noi stessi, tremerà forse una lacrima. E tuttavia il nostro parlare sarà vano, come un monologo iterato nel sogno o un’ecolalia senza senso: non una promessa potrà valere, non una volontà di riparazione potrà realizzarsi, perché ci mancherà una biografia da scrivere ancora, né ci sarà più data alcuna chance per ricominciare qualcosa.

Soltanto allora, forse, ci renderemo conto davvero di quanto la vita, una volta conclusa, sia irrevocabile.

postato da Tristano | 11:07 | commenti (11)


mercoledì, 22 agosto 2007
 

Agosto. Il ritorno in città come un risveglio rallentato e stupefatto. I paesaggi velati da una nebbia invisibile; incerto o appena abbozzato il disegno delle strade e delle piazze; le case, in certi quartieri di periferia, che si succedono tutte uguali e senza colore. Gran parte dei negozi ancora chiusi; ancora pochissima gente sui marciapiedi da mattina a metà pomeriggio. Come se Genova avesse dimenticato la propria sostanza, il proprio peso reale; e soltanto la sostenesse, impedendole di scomparire nella foschia, la solidità oscura e compatta del mare, oltre la sopraelevata, di là dalle navi in attesa.

postato da Tristano | 10:04 | commenti (5)


giovedì, 09 agosto 2007
 

Un gesto da niente, semplicissimo, che è stato già fatto migliaia e migliaia di volte, e la tua vita può cambiare di colpo. Un gesto minimo: una leggerissima pressione del dito, nulla di più. Ma solo l'idea di poterlo fare davvero ti fa battere il cuore e ti fa sudare per l'ansia. Nella mano tieni stretto il cellulare. Hai impostato un certo numero. Sullo schermo ti appare il nome di lei. Sul tastino di chiamata è posato il tuo pollice. Basta che tu lo prema, appena un poco. Basta solo questo e la tua vita, forse, potrà cambiare. Non è buffo che il tuo futuro possa dipendere da un così minimo dispendio di energia, da un'azione-zero come questa? Fai molta più fatica anche soltanto ad aprire la porta di casa o a sfilarti i pantaloni prima di andare a dormire. E' buffo davvero, ma certamente adesso non sei disposto ad ammetterlo. La tua fronte è corrugata, i tuoi occhi sono cupi, la tua mano trema. Stai cercando di dominare te stesso, di frenarti, di irrigidirti, affinché il pollice non ti si muova da solo. Finché d'un tratto, che sia stata la tua volontà ad avere deciso o proprio il tuo pollice, il tastino viene premuto. Sì, viene premuto. E dopo qualche secondo di attesa (e di desiderio, di angoscia, di paura, di imbarazzo) ti giunge all'orecchio, come per un miracolo impreveduto, la voce di lei.

postato da Tristano | 10:51 | commenti (9)


sabato, 04 agosto 2007
 

Ma allora Pavese si uccide per amore di Constance? Anche su questo punto le pagine del suo diario manifestano una lucidità crudele. “Non ci si uccide per amore di una donna. – scrive il 25 marzo 1950 – Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla”.

Ciò che meraviglia, in queste pagine, è l’intelligenza acutissima, e quindi, insieme, l’intensità vitale che le accende. Il 16 agosto, due giorni prima di togliersi la vita, Pavese scrive: “Perché morire? Non sono mai stato vivo come ora, mai così adolescente”. Davvero atroce.

postato da Tristano | 12:10 | commenti (9)
 

Per chi mi vuol scrivere

tristano_ge @ yahoo.it

 

Categorie

attualit
letture
poesie
storie
testi

Archivio

oggi
dicembre 2009
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003

*loading* visite

Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
Designed by WHITELAB.IT

 

 

 

Berluscounter!