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“È una ragazza, una normale ragazza. Eppure è lei – terribile. Dal profondo del cuore: non meritavo tanto”. Così annotava Cesare Pavese il 16 marzo 1950. Non era impazzito, dunque, come sostenevano gli amici; era lucidissimo: sapeva bene che Constance Dowling era soltanto una “normale ragazza” e nulla di più. Ma in quell’“eppure è lei” c’è tutto il salto dalla razionalità alla vertigine che è il cuore – “terribile” – dell’amore. Cinque mesi dopo Pavese si sarebbe ucciso.
Dal terriccio, a fatica, devi estrarlo,
districarlo da fili e da radìcole,
dal pietrume scrostarlo - ripulirlo
coi polpastrelli delle dita, a lungo,
dal putridume degli scoli.
- Poi
sollevarlo: - lasciare
che si impenni, che voli.
Non ci rendiamo conto di iniziare a dimenticare. E’ qualcosa che avviene al di fuori della nostra coscienza. Siamo presi dall’oblio come siamo presi dal sonno: avvolti in quella nebbia di passiva inconsapevolezza nella quale trascorriamo la parte maggiore della nostra vita.
Si può essere disperati senza tuttavia che ci si renda conto di esserlo. Le preoccupazioni della vita sembrano fatte apposta per occultare, annebbiare, far dimenticare. Poi basta un nonnulla – un momento di pausa, un attimo di riflessione, oppure la perdita o la scomparsa di qualcosa o di qualcuno – perché tutto appaia chiaro, di colpo; e ci si trovi di fronte all’insensatezza intollerabile dell’esistenza.
Solo, in questa città semisvuotata, per queste strade deserte appena velate da una foschia di afa. Solo con le mie inquietudini, con le mie febbri, con le mie fantasie confuse e magmatiche. Con le mie parole. In attesa.
"Quando sarò completamente incapace di muovere anche solo un dito, per favore parlami di violenza carnale, a quel punto più nulla potrebbe preservarmi da tale destino. Ma ti prego, esagera sempre quel che stai facendo in realtà! Preannunciami che non capirò più niente dal piacere, trattami con brutalità, ma sii anche accurato. Brutalità e accuratezza, le due sorelle incorreggibili che si mettono a strillare a squarciagola appena si tenta di separarle” (Elfriede Jelinek, La pianista).
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Qualche citazione
"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).
"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).
"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).
"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).
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Qualche libro che ho appena letto
Antonio Tabucchi, Tristano muore (beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)
Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Iosif Brodskij, Dall'esilio
Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa
Cees Nooteboom, Il giorno dei morti
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