TRACCE - La mia vita. I miei pensieri. Letteratura. Poesia.

 



martedì, 20 febbraio 2007
 

Si entra nel centro storico di Genova come dentro lo spazio intimo e famigliare di una casa abitata nell’infanzia e poi dimenticata, oppure solo vagamente sopravvissuta nella nostra memoria: i vicoli ne sembrano i corridoi ombrosi, le piazzette le sale dove si trascorrevano, forse, pomeriggi sereni o lievemente malinconici. La sera, dopo la chiusura dei negozi, può capitare di procedere in un silenzio assoluto, senza incontrare nessuno; e si prova la sensazione inquietante di muoversi, passo dopo passo, dentro se stessi, come se le facciate oscure delle case, i muri sbrecciati e le chiese ingrigite definissero, di momento in momento, i contorni precari e fluttuanti della nostra stessa anima. Si cammina leggeri; si sente soltanto il rumore cadenzato dei nostri passi sul selciato. E la vicinanza del mare, invisibile e tuttavia presentito, come se un orecchio interiore ce ne facesse udire lo sciacquio monotono ed uguale, fa nascere per qualche istante un desiderio indeterminato di evasione, che dà la vertigine e fa battere più dolorosamente il cuore.

postato da Tristano | 18:05 | commenti (3)


lunedì, 12 febbraio 2007
 

Sono affascinato dalle ambiguità e dalle contraddizioni della scrittura su un blog. È come un diario: scrivi come se nessuno dovesse leggerti, come se fossi del tutto solo davanti a uno specchio, a tu per tu con te stesso. Ma sai, nel contempo, che qualcuno ti leggerà, o ti potrebbe leggere; e quindi – è umano – ti rivolgi, seppure obliquamente, a questo lettore, cerchi di anticiparne le reazioni, di tener conto del suo giudizio. Un lettore però – troppo spesso lo dimentichi – fatto d’aria e di nulla: tanto incorporeo quanto inafferrabile; privo di un volto; privo di un nome. Sai che ti guarda e ti legge: nulla di più. Tenti di sedurlo, perché sarebbe un modo di renderlo vivo e di avvicinarlo a te. Ma in realtà è lui che ti seduce: e ti spinge insensibilmente fuori da te stesso, obbligandoti ad adeguarti a lui, e quindi a fingere, a mentire. E la parola, così, torna ad essere quello che è da sempre: una copertura per nascondere la verità – se pure c’è – di chi parla; e insieme un appello all’altro; una preghiera confusa; una tela fittizia e artificiosa, tessuta e disfatta, ritessuta e poi ridisfatta, ogni giorno, all’infinito.

postato da Tristano | 14:31 | commenti (7)
 

Per chi mi vuol scrivere

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Qualche citazione

"Se questi miei sentimenti nascano da malattia, non so: so che, malato o sano, calpesto la vigliaccheria degli uomini, rifiuto ogni consolazione e ogn'inganno puerile, ed ho il coraggio di sostenere la privazione di ogni speranza, mirare intrepidamente il deserto della vita, non dissimularmi nessuna parte dell'infelicità umana, ed accettare tutte le conseguenze di una filosofia dolorosa, ma vera" (Giacomo Leopardi, Dialogo di Tristano e di un amico).

"Tutto è male. Cioè tutto quello che è, è male; che ciascuna cosa esista è un male; ciascuna cosa esiste per fin di male; l'esistenza è un male e ordinata al male; il fine dell'universo è il male; l'ordine e lo stato, le leggi, l'andamento naturale dell'universo non sono altro che male, né diretti ad altro che al male. Non v'è altro bene che il non essere: non altro di buono che quel che non è; le cose che non son cose: tutte le cose sono cattive. Il tutto esistente; il complesso dei tanti mondi che esistono; l'universo; non è altro che un neo, un bruscolo in metafisica. L'esistenza, per sua natura ed essenza propria e generale, è un'imperfezione, un'irregolarità, una mostruosità. Ma questa imperfezione è una piccolissima cosa, un vero neo, perché tutti i mondi che esistono, per quanti e quanto grandi che essi sieno, non essendo però certamente infiniti né di numero né di grandezza, sono per conseguenza infinitamente piccoli a paragone di ciò che l'universo potrebbe essere se fosse infinito; e il tutto esistente è infinitamente piccolo a paragone della infinità vera, per dir così, del non esistente, del nulla" (Giacomo Leopardi).

"Confessò a se stesso di cercare il paradiso in terra e che era questo il motivo della sua depressione" (Peter Handke).

"Un'intelligenza acuta per distruggermi, e un potere di sogno desideroso di distrarmi... Una volontà morta e una riflessione che la culla come un figlio vivo..." (Bernardo Soares / Fernando Pessoa).

 

Qualche libro che ho appena letto

Antonio Tabucchi, Tristano muore
(beh non si può dire che sia molto benaugurante per me, ma che farci? Tabucchi è un grande scrittore...)

Bruce Chatwin, Le vie dei canti

Iosif Brodskij, Dall'esilio

Eric-Emmanuel Schmitt, Milarepa

Cees Nooteboom, Il giorno dei morti

 

 


 
 
 
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